Siamo nati liberi

La curva del coraggiolettura di 8'

20 Marzo 2020 6 min di lettura

Autore:

La curva del coraggiolettura di 8'

Reading Time: 6 minutes

Anno 3014.
A Quadrotica tutto “quadrava” come al solito.
Il paesaggio era di una perfezione geometrica: le montagne triangolari si stagliavano nel cielo ricoperto da nuvole appuntite, le colline osservavano l’azzurro con il loro naso a punta, ma non solo il paesaggio e gli oggetti erano squadrati; perfino le persone avevano forme geometriche e spigoli in zone improbabili!


Betty rifletteva, guardando dalla finestra quadrata della sua camera, con il naso appuntito che sfregava contro il vetro.
Il trisnonno (ormai la vita media raggiungeva i 140 anni) le aveva raccontato che circa mille anni prima la popolazione della terra aveva intrapreso una strada che, attraverso la genetica e l’inseminazione artificiale, voleva eliminare le malattie già dalla nascita. Ma dopo averle eliminate tutte non si fermò e volle modificare anche l’aspetto degli uomini per renderli perfetti: cominciarono così a modificare il naso, poi le orecchie, gli occhi, fino a rendere totalmente diverso l’aspetto degli esseri umani.
Iniziarono a nascere bambini identici fra loro, prodotti perfettamente funzionanti, senza una pecca. Il trisnonno di Betty quando arrivava a questo punto della storia faceva sempre una smorfia, grattandosi la punta squadrata del lobo destro.


Naturalmente dopo questo risultato l’uomo non si fermò e pensò di poter addirittura cambiare la struttura stessa degli umani, adattandola alle case, alle nuove auto-volanti, agli arredi, alle apparecchiature elettroniche. Dato che tutte queste cose erano quadrate o rettangolari, per una questione di incastri perfetti e di un ordine preciso qualche “genio” pensò che, come tantissimo tempo prima Darwin aveva dimostrato che l’evoluzione degli animali era stata determinata dall’ambiente, ora che tutto il mondo era quadrato anche le persone potevano essere aiutate a “squadrarsi” per ottimizzare il loro inserimento nelle case, nei letti, nei giochi dei parchi, nelle postazioni scolastiche casalinghe (ormai tutto si faceva a casa con il computer: scuola, lavoro, chiacchierate).

“Ed è così che i bambini cominciarono a nascere con tanti spigoli ed angoli e sparirono tutte le curve” gridava sempre il trisnonno, battendo un pugno quadrato sul tavolo e azionando così ogni volta il l’aspirapolvere automatico.
“Ora le persone hanno un tronco quadrato, agli angoli superiori e inferiori ci sono delle cavità nelle quali rientrano gli arti; nella parte superiore c’è una cavità quadrata che durante la notte ospita la testa quadrata, formando così un perfetto quadrato che può inserirsi nel letto, nel mezzo di trasporto, a tavola, o in qualsiasi altro posto” pensò Betty, che non aveva mai visto una curva e non riusciva ad immaginarsi una testa rotonda.“Oggi tutte le persone sono delle stesse dimensioni, anzi di tre dimensioni diverse: fino ai 6 anni sono di un misura piccola, fino ai 18 di una misura media e dai 19 in poi di una misura grande”.


Tutto questo era possibile solo con l’inseminazione artificiale, diceva il trisnonno, che non era obbligatoria, ma che ormai era l’unica maniera utilizzata per mettere al mondo i figli, perché tutti avevano paura che potessero nascere dei figli non perfetti, con delle malattie o addirittura con delle curve, oramai considerate delle malformazioni. Non esistevano più le competizioni sportive, in quanto le persone erano ormai fisicamente identiche ed avevano le stesse prestazioni in qualsiasi attività fisica. Betty aveva visto qualche volta l’immagine dei cinque cerchi olimpici nell’album fotografico del trisnonno, ma faticava ad immaginarseli come cinque quadrati perfetti.


Andrea era da pochi anni il marito di Betty, ed ora entrambi desideravano un figlio. Le Religioni ed alcune tradizioni erano sopravvissute al progresso per merito di alcune famiglie, tra le quali quella di Betty, che avevano tenuti vivi alcuni valori che per la maggior parte dell’umanità erano diventati solamente degli ostacoli. La genetica aveva modificato l’aspetto degli esseri umani, ma non era riuscita ad eliminare l’anima; pertanto c’era ancora chi si faceva guidare dal cuore e non dalla rigida legge della perfezione.


Betty pensò che non avrebbe mai sentito come suo un figlio nato tramite una donazione di Andrea ad un laboratorio, dove qualcuno, con delle collaudate tecniche, avrebbe deciso cosa togliere e cosa inserire affinché il figlio nascesse perfetto, cioè come tutti gli altri. Il trisnonno le raccontava che tutta la sua famiglia si era sempre battuta contro le manipolazioni genetiche, perché avrebbero portato ad una ricerca sempre più avanzata fino a trasformare gli uomini in robot. Bastava guardarsi attorno per capire che il trisnonno aveva ragione: gli uomini pensavano ancora con un cervello umano, anche se i cervelli non perfetti erano stati eliminati allo stato embrionale ma, pensò Betty con una smorfia di disgusto, l’aspetto era davvero quello dei robot disegnati dai bambini dell’anno 2020, con l’unica differenza che la “squadratura” non era dovuta ad una corazza di metallo ma addirittura alla deformazione della carne, cosa che nell’anno 2020 avrebbe fatto rabbrividire tutti… forse.


Betty e Andrea parlarono a lungo quella sera, e quelle successive, e la giovane donna riuscì a convincere l’innamoratissimo marito che qualcuno doveva pur cominciare a frenare quella corsa folle che portava all’uomo robot. Dopo qualche mese Betty entrò, per un controllo, nella sala d’aspetto di uno studio medico con una decina di altre ragazze con il pancione, fatto assolutamente normale per delle donne in dolce attesa, anche se, a differenza degli altri, il marito di Betty non era andato in nessun laboratorio. In effetti un’altra differenza era abbastanza evidente, e le altre future mamme, con i loro sguardi insistenti, non mancavano di farlo pesare; il pancione di Betty, infatti, non era totalmente quadrato, ma nella parte anteriore presentava, sul basso, un’ulteriore e stranissima pancetta tonda!


Alcune delle presenti non avevano mai sentito parlare dell’esistenza di oggetti curvi, ed erano stupite e spaventate nel vedere una curva addirittura su un essere umano.
Dopo un attimo d’imbarazzo una ragazza dall’aria ingenua cominciò a fare delle domande a Betty; lei iniziò a raccontare e poco dopo tutte quante erano attorno a lei, sorprese ma anche affascinate del coraggio avuto da Betty e Andrea.
Le donne si lasciarono promettendosi di ritrovarsi al parco giochi della piccola cittadina sette mesi dopo, nella tarda primavera, con i loro piccoli.

Maggio 3015, parco giochi di Quadrotica.
Tanti bimbi, tutti uguali, giocavano nei giardini, mentre le loro mamme, quelle mamme, chiacchieravano incastrate sulle panchine nell’apposito sedile; ma ad un certo punto una di queste zittì le altre indicando l’entrata. Betty aveva appena varcato la soglia del parco ed aveva con sé il figlio Pasquy, che era stato chiamato così perché era nato il giorno di Pasqua. Era proprio quel piccolo umano il vero motivo dello stupore di tutte le persone presenti. Pasquy, infatti, non era perfettamente quadrato come tutti gli altri bambini, ma nella parte bassa anteriore aveva una protuberanza tonda che, sbilanciandolo in avanti, impediva alle gambe inserite nell’apposita cavità di permettergli di camminare.


Suo padre aveva dovuto costruirgli un carrellino, sostenuto da due grosse ruote anteriori e da una piccola ruota posta centralmente sul retro dello stesso, e Pasquy riusciva a spingersi da solo. Si era già sentito parlare di esseri nati con delle curve, ma le famiglie li avevano sempre nascosti in appositi istituti.


Le donne volsero lo sguardo altrove quando videro che Betty le aveva riconosciute, ma lei non si scoraggiò e si diresse verso le loro postazioni. I bambini, a differenza delle madri, andarono invece da Pasquy e, forse solo per curiosità, lo invitarono subito a giocare con loro, senza naturalmente risparmiargli qualche domanda imbarazzante sulla forma del suo corpo.
Pasquy era stato preparato dai genitori a questa situazione e rispose con naturalezza ad ogni domanda, anzi, cominciò a raccontare di quando sulla terra tutte le persone erano fisicamente diverse, con pregi e difetti, con abilità diverse.
Poi tolse dalla borsa una medaglia, la medaglia vinta all’olimpiade di Pechino del 2008 dal tris-tris-trisnonno del suo trisnonno. Il fatto più affascinante per i bambini, che ascoltavano ormai incantati, non erano i cinque stranissimi cerchi della medaglia, ma il fatto che delle persone potessero sfidarsi in una gara di corsa non sapendo in anticipo il risultato: la parità assoluta. Pasquy disse loro che teneva la medaglia sempre con sé perché, nei momenti in cui era deriso e schernito da tutti, poteva ammirarla pensando a quel suo lontano parente che diventò importante grazie ad un corpo forse non perfetto, ma diverso da quello di tutti gli altri, come lui dopotutto.


Nei giorni seguenti Betty continuò a frequentare il parco, e le altre mamme non la schivavano ma facevano a gara per potersi sedere accanto a lei per sentire, dai suoi racconti, come poteva essere bella una vita non piatta e regolarissima, ma varia anche se più imprevedibile. Tornando a casa ripetevano ai mariti quello che Betty raccontava loro, e piano piano nella comunità cominciò a diffondersi la voglia di attendere dei figli con una serena incertezza.


Più il tempo passava, più si diffondeva nell’intera nazione la curiosità e la voglia d’imitazione, perché si era sparsa la voce che le famiglie di quella cittadina, nonostante avessero più problemi dovuti alle “quadrature” non proprio quadrate, erano felicissime della loro diversità e stavano riadattando la città alle persone.

Anno 3521, Quadrotica.
È passato molto tempo, ma nel parco giochi della piccola e graziosa cittadina, alcuni bambini ascoltano il racconto del trisnonno, che parla di un suo avo, Andrea, il quale seguendo il sogno di sua moglie Betty riuscì a cambiare un mondo ormai troppo quadrato…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *